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Agroalimentare: l'effetto Covid sul commercio con l'estero è un saldo positivo della bilancia commerciale
 
(18/09/20) Il saldo del commercio agroalimentare italiano con l'estero nel primo semestre 2020 chiude in positivo nonostante il blocco forzato dovuto alla crisi Covid-19: +710 milioni di euro contro il deficit di quasi 1,2 miliardi dei primi sei mesi del 2019.
Un risultato non scontato che, come evidenzia ISMEA, è frutto della congiuntura di due contrapposte dinamiche dei flussi. Da una parte, la forte crescita tendenziale delle esportazioni nei primi due mesi dell'anno (+10,8%) e la ripartenza di giugno (+3%), quando si sono allentate le restrizioni dell'emergenza Covid-19; dall'altra, la flessione delle importazioni (-5,1% rispetto allo stesso periodo del 2019). Di conseguenza, nel primo semestre il consuntivo dell'export è arrivato a 22,1 miliardi di euro con una crescita del 3,5% su base annua, un dato che consente all'agroalimentare italiano di raggiungere il peso dell'11% sulle esportazioni di beni e servizi totali dell'economia nazionale.
Secondo l'elaborazione ISMEA dei dati ISTAT, dopo il calo di aprile (-1,5% rispetto allo stesso mese del 2019) e il tonfo di maggio (-10,2%), da giugno l'export agroalimentare made in Italy è tornato ad aumentare, a dimostrazione delle doti anticicliche del comparto, qualità ancor più rilevante se si pensa che gli scambi mondiali nel primo semestre 2020 si sono ridotti del 9% (come rilevato dall'indice del commercio mondiale) e, nello stesso periodo, l'export nazionale di beni e servizi ha perso il 15,3% rispetto al 2019.
 
Il contributo più consistente all'aumento del valore delle esportazioni del semestre viene dal comparto dei cereali e derivati (+13,8%), ortaggi freschi e trasformati (+8,8%), frutta fresca e trasformata (+4,0%) e del latte e derivati (+1,0%); al contrario il vino, pur rimanendo il secondo comparto produttivo maggiormente esportato dall'Italia, nei primi sei mesi dell'anno ha subito una flessione annua delle esportazioni del 4,1%.
Con l'Ue come primo mercato di destinazione (64% delle esportazioni nazionali per 14,3 miliardi di euro), la Germania rimane il primo canale di sbocco (17,1% dell'export complessivo), seguita da Francia (11,3%) e Regno Unito (7,5%);  ad eccezione della Spagna (-0,5%), crescono tutte le principali destinazioni europee del Made in Italy. Buona anche la performance sui mercati extra-Ue (+4,6% per 7,9 miliardi di euro), dove il risultato più eclatante riguarda il Giappone (+17,3% su base annua), il Canada (+13,7%) e la Cina (+13,3%). 
 
[Da Ismea]
 

Covid, ISMEA: per 2020 perdita di 34 miliardi di euro per spesa extra domestica, cresce di 10 miliardi di euro la spesa domestica

 
(12/06/20) Il sistema agroalimentare italiano, inizialmente meno colpito di altri settori dagli effetti del lockdown, potrebbe chiudere il 2020 con una penalizzazione significativa. I dati negativi sono influenzati dalla chiusura pressoché totale, nei mesi precedenti, del canale della ristorazione, così come dai contraccolpi sui flussi di esportazione. 
Le stime del terzo Rapporto Ismea sulla domanda e l'offerta dei prodotti alimentari nell'emergenza Covid-19 appena pubblicato parlano chiaro e forniscono indicazioni sul cambiamento di alcuni comportamenti d'acquisto: sul fronte del consumo alimentare extradomestico, la spesa delle famiglie, nel 2019, ha sfiorato gli 86 miliardi di euro, con un incremento reale sull'anno precedente dell'1,6%. 
A fronte di tale andamento decisamente positivo, le prospettive dei consumi extra-domestici per tutto il 2020 sono tutt'altro che incoraggianti: si può stimare prudenzialmente per il canale Horeca un calo pari al 40%, per un ammontare che si aggirerebbe attorno ai 34 miliardi di euro di perdita. 
D'altro canto, parte di questi consumi sono compensati dalla crescita delle vendite al dettaglio, che autorizzano a prevedere, per il complesso del 2020, un aumento dei consumi domestici del 6% circa rispetto al 2019. Date queste ipotesi, l'impatto complessivo sul totale della spesa agroalimentare domestica ed extradomestica per il 2020 consisterebbe in una riduzione attorno al 10%, pari a un valore di circa 24 miliardi di euro. Le vendite al dettaglio si mantengono sostenute anche nella prima metà del mese di maggio. Nella settimana dall'11 al 17 maggio, ossia quella in cui i decreti hanno permesso le prime riaperture e un minor contenimento degli spostamenti, l'incremento della spesa per gli alimenti confezionati su base annua segna ancora una crescita del +11% come media nazionale.   
Cambiano però le abitudini da parte dei consumatori: cala l'acquisto di farina (da +142% a + 70%), pasta (da +24% a +4%) e uova (da+36% a +17%), mentre gli affettati mantengono un +19%. Crescono invece gli acquisti di "bollicine" che segnano un +20% e i vini a +15%. Il latte a lunga conservazione rimane preferito a quello fresco e segna un +7% (era a +23%). Torna vigorosa la voglia di risparmio, così gli italiani tornano ai discount + 18% e anche gli ipermercati fanno segnare un +3%. 
 
[Da www.ismea.it]